Come un prodotto della tradizione riesce a rimanere rilevante e attuale? — la lezione della Salsiccia di Bra
Ieri ho partecipato alla Conferenza stampa di presentazione del Festival della Salsiccia di Bra ed è nata questa riflessione.
Secondo la tradizione, la Salsiccia di Bra nasce da un’esigenza di inclusione: i macellai braidesi preparavano un insaccato senza carne suina per rispondere alle necessità della comunità ebraica di Cherasco. Un prodotto pensato per l’altro, nato nel periodo di Re Carlo Alberto (a metà del 1800) dalla necessità di un dialogo tra culture. E il Re decretò che Bra potesse essere l’unica città del regno autorizzata a produrre salsiccia bovina fresca.
Ma quasi 200 anni dopo la storia continua e si evolve.
Oggi la Salsiccia di Bra è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale italiano, tutelato da un consorzio, prodotta esclusivamente dalle 7 macellerie associate con bovini piemontesi da filiera corta.
Fin qui tutto classico, come tante storie di prodotti agroalimentari italiani.
La svolta è Bra’s, il festival biennale ha fatto una scelta precisa: non celebrare il prodotto chiudendosi in se stesso, ma aprendosi all’esterno e facendo scelte ben precise.

Come?
Portando l’alta cucina in piazza, letteralmente. Hanno capito che la Salsiccia di Bra è scelta dagli chef ed è normalmente presente nella cucina di molti stellati. Sono riusciti a cogliere questo dettaglio e sfruttarlo a dovere. Quest’anno saranno presenti tutti e 3 i tristellati piemontesi, molti saranno gli ambassador anche da fuori regione (il primo di quest’anno è Carlo Cracco, da cui si è tenuta la presentazione) e, nella cucina del festival, i Resident Chef saranno Pasquale Laera e Gabriele Boffa (una stella a testa).
Gli chef stellati reinventano la salsiccia in portate accessibili a tutti. La Michelin così incontra il territorio per valorizzarlo insieme.
Uscendo dai confini geografici. Le conferenze stampa si tengono ad Alassio, a Torino, a Milano. Il prodotto braidese viene reinterpretato con il pescato ligure, con i sapori torinesi, con l’alta cucina milanese. Il territorio si espande senza perdere la propria identità.
Facendo rete con il territorio. Bra’s non è solo la salsiccia: è il Formaggio Bra DOP, il Pane di Bra, il Riso di Bra. Un modello di filiera che si racconta come sistema.
Usando una comunicazione contemporanea che unisce arte, musica, cultura, musei, spettacolo. Un festival che non sembra una sagra, ma un evento culturale a tutto tondo, rivolto a target di ogni età.

E tutto questo nel momento storico più difficile per la carne bovina.
In un’epoca in cui il plant-based cresce, la carne rossa viene associata a emissioni, sensi di colpa, scarsa salubrità, e il veganismo è l’unica tendenza alimentare in costante aumento — la Salsiccia di Bra non si difende, non si scusa, non insegue le mode. Si racconta meglio.
Punta sulla qualità certificata, sulla storia autentica, sull’artigianalità irreplicabile, sulla dimensione conviviale del cibo come atto culturale. Non è contro il cambiamento: lo cavalca, restando se stessa.
La circolarità diventa un modello.
Territorio, prodotto, consorzio, rete di eccellenze, chef stellati, comunicazione attuale, turismo che riporta al territorio e riparte.
Una strategia chiara, efficace, vincente.











