Taranto e le 100 Masserie di Crispiano

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E’ passato un mese dal mio
viaggio in Puglia, eppure mi sembra ancora ieri. A Taranto mi sono sentita a
casa per il mare, per la sua storia e le colonne doriche, per il ricordo
dell’Antica Grecia e il porto. Per il tufo e i fiori di cappero arroccati tra
le rocce.
La decadenza mi ha fatto sentire a
casa, perché anche la Calabria è esattamente così: bella, profondamente bella e
decadente.

Le strade di Taranto vecchia sono
magiche. Si vedono scorci d’altri tempi, si sente il profumo delle case e si
trova un’arte giovane che vive sui muri.
Il castello, a picco sul mare,
sembra essere stato messo lì per rendere perfetto il paesaggio: soprattutto al
tramonto, quando noi ci siamo fermati lì sulle panchine e non volevamo più
muoverci.
Il porto dei pescatori si affaccia
sul Mar Piccolo da un lato, lì dove i famosi mitili crescono e su un quartiere
diroccato, con palazzine basse e attaccate. Davanti ai pescherecci un largo
lungomare e poi qualche trattoria di pesce.
Noi ci siamo fermati a cenare qui
per godere di tutto il buono del mare e delle verdure che caratterizzano la
cucina pugliese.
Usciti dalla città, il sabato
mattina lo abbiamo dedicato alle campagne che, ancora, mi fanno sentire in
Calabria.
Ulivi, agrumi, campi già bruciati
dal sole e natura selvaggia. Nel mezzo ben 100 masserie riempiono il solo
territorio di Crispiano.
Noi ne abbiamo visitato solo 4, ma
sono bastate per capire la varietà e bellezza di ognuna. 
La Masserie, risultato dei latifondi
romani, erano centri di socializzazione e di erogazioni di servizi. Ogni
masseria aveva la propria specializzazione e, insieme, garantivano la tutela
della biodiversità del territorio.
Noi iniziamo la visita dal “Quis utDeus”, letteralmente “Chi è come Dio?”, è Il luogo perfetto. In mezzo agli
ulivi, sorge questa masseria “per 2” – sì, pensata proprio per le coppie – a
metà tra il terreno e il divino.
Il panorama è mistico e, tra gli
ulivi e le rocce si crea un’atmosera unica, divina.
La visita prosegue alla Masseria Amastuola attualmente in fase di recupero
e ristrutturazione. E’ una masseria che dedica il proprio lavoro ai vigneti e
agli ulivi. Arrivati lì, da un lato ci si sente accarezzati dalla terra,
dall’altro ci si perde nel golfo di Taranto.
Finalmente, oltre alla visita in Masseria,
arriva il momento del pranzo.
La Masseria Del Duca  produce formaggi e yogurt nel totale rispetto del territorio grazie all’impianto biogas che sostiene l’intera produzione.
Stracciatella, trecce di mozzarella,
yogurt galattico e il Don Carlo, un formaggio a pasta dura perfetto da gustare
con miele e confetture.
Prima di rientrare al Nova Yardinia
per le coccole nella Spa, ci feriamo alla Masseria Francesca, sede dell’Accademia Italiana d’Arte Equestre, per
conoscere gli imponenti cavalli di razza murgese estremamente coccoloni e soprattutto,
campioni nazionali grazie alle cure e agli allenamenti costanti insieme agli
esperti cavallerizzi.
Finito in fretta anche il tempo
delle coccole torniamo in hotel, con gli occhi carichi di bellezza e calore e
la gioia per un pomeriggio e una serata di Nova Yardinia.

Poi la
sveglia è all’alba e si torna a Milano. Troppo grigia dopo 2 giorni di paradiso. 

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