I covatelli, non chiamateli cavatelli

Quando ero bambina il sabato era fatto di pomeriggi in cucina con mia madre e mio fratello a fare la pasta o a volte, una torta. Fare la pasta era un po’ una festa sapendo che il giorno dopo si sarebbe gustato un bel piatto di pasta fresca con il ragù. Da buona calabrese, pasta fresca vuol dire soprattutto maccheroni al ferretto o covatelli, preparati assolutamente con semola di grano duro e senza alcun uovo.
Il rito dei covatelli, in particolar modo, prevedeva lunghi pomeriggi di formature.
La mia mamma impastava poi, dopo aver fatto tanti serpentini di pasta, mio fratello ed io prendevamo un serpentello per volta, e, con davanti il nostro rigagnocchi, ci mettavamo con calma a formare i covatelli.
Tra una battuta e un’altra, un po’ di stanchezza e qualche risata i sabato pomeriggio d’inverno trascorrevano spesso così, con le mani in pasta e il caminetto che in un angolo scoppiettava allegro.
Per tutto questo, oltre che per la bontà, i covatelli sono un piacevole ricordo di infanzia e una gioia riportarli in cucina.
Due giorni fa, in un tranquillo pomeriggio casalingo, mi sono messa in cucina e, tra un giro e l’altro del pane, l’impastatrice che andava e il ragù che “pippiava”, ho preparato i covatelli. Mancava l’aria di gioia dei bambini con le mani in pasta, ma davanti alla mia tavola di legno, il mio saccone di farina di fianco e il pc a farmi compagnia, il pomeriggio è passato in modo piacevole e rilassante.
Ingredienti per 4 persone:
600 gr di semola di grano duro
acqua qb (indicativamente la metà rispetto alla dose di farina)
Procedimento:
Impastare acqua e farina fino ad ottenere un impasto liscio e abbastanza duro. Se troppo morbido i covatelli rischiano di attaccarsi e perdere la forma. 
formare tanti serpentelli di pasta larghi più o meno un centimetro e tagliarli a pezzetti di mezzo centimentro (la punta di un dito) e formare i covatelli passando i pezzetti di pasta sul rigagnocchi proprio come se si dovessero formare gli gnocchi.

Avete notato la novità del giorno? Finalmente anche io ho messo il copyright sulle foto!
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In realtà sono le mie “P”, Peperoni e Patate! 🙂
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